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Tra rendering finti, brevetti rubati e accordi commerciali falliti, ripercorriamo tutta la storia (infinita) della fantomatica Apple Car.

Quando finalmente sembrava che l’accordo con Nissan ed Apple fosse andato in porto, sono subentrati nuovi problemi che lo mettono a repentaglio. La casa automobilistica nipponica e Cupertino stanno litigando in queste ore su quale sarà il brand con il quale la Apple Car sarà lanciato sul mercato. Se fosse targato Apple, come Tim Cook vuole, Nissan diventerebbe un semplice fornitore di hardware e l’azienda giapponese non ne vuole sapere, come spiega Business Insider in quest’articolo. 

Questo è solo uno degli ultimi episodi di una telenovela che dura dal 2008, quando l’idea di una macchina Apple viene partorita nella mente di Steve Jobs, per poi essere ripresa in modo più strutturato nel 2014, con il Project Titan. Nomen omen perché “titanico” sembra essere lo sforzo di Cupertino che come i Titani della mitologia pare stia lottando con forze superiori, interne ed esterne all’azienda, per realizzarlo.In quest’articolo ripercorriamo alcune delle tappe della “telenovela Apple Car”.

I primi rendering (e fake)

Mille dipendenti, tanti sono quelli che Apple dirotta sul Project Titan, nel 2014. Oltre che di progettare l’auto Apple del futuro, il team è impegnato anche nella realizzazione di software, ed è così che nasce CarPlay, una applicazione molto amato dagli utenti della Mela, che diventa anche il primo prodotto che Apple dedica all’universo dell’automotive.

Il progetto dell’auto, tuttavia, sembra fare pochi passi negli anni successivi, malgrado Apple decida di integrare all’interno del team manager di livello internazionale e inizia a tentare gli ingegneri di Tesla. Il 2016 passa alla storia della Apple Car come l’anno delle fake news. Girano rendering di ogni tipo, ma nessuno di questi è reale, mentre nel team si formano due fazioni: quelli che vogliono l’auto autonoma e quelli che invece puntano su una versione più moderata, semi-autonoma”.

Il mistero dell’ingegnere cinese

“Stiamo lavorando su sistemi di guida autonoma, la madre di tutti i nostri progetti in AI”, così esce allo scoperto Tim Cook nel 2017 in un’intervista, confermando le voci che vogliono l’azienda impegnata di più sul fronte dell’automotive. D’altronde, non avrebbe potuto fare altrimenti, nello stesso anno erano trapelate alcune informazioni: un documento depositato al California Department of Motor Vehicles, che autorizzava Apple Car a iniziare test su strada dei suoi veicoli.

Quando le cose sembrano andare sulla strada giusta, un altro intoppo: un ingegnere cinese, ex dipendente di Apple, Xiaolang Zhang viene accusato dall’FBI di aver rubato alcuni progetti della Apple Car per rivenderli in Cina a Xpeng Motors, un marchio molto vicino in quegli anni a Jack Ma, il founder di Alibaba. Zang, che si è sempre professato innocente, avrebbe copiato 40GB del progetto sul laptop di sua moglie, prima di lasciare l’azienda, come scrive Wired

Nel 2018, intanto, per favorire l’industrializzazione del progetto, Apple fa tornare un suo “figliol prodigo”, ovvero Doug Field. Ex vice presidente della visione hardware di Mac, Field era passato in Tesla nel 2013, con il ruolo di capo della produzione e ingegneria dei veicoli. La sua poltrona in Tesla inizia a scricchiolare, tuttavia, quando l’azienda di Elon Musk non riesce a produrre i 5mila esemplari di Model 3 entro marzo 2018

Persa la poltrona per non aver raggiunto il risultato, viene richiamato in Apple per supportare il responsabile del Project Titan, Bob Mansfield. Con Field arriva anche Andrew Kim, senior designer di Tesla, facendo arrivare a quota mille i dipendenti ex Tesla, assunti da Tim Cook. Un esodo verso Apple contro cui si era anche scagliato duramente Musk anni prima, definendo la Apple Car come il “cimitero di Tesla”. Insomma, secondo Musk chi non ce la faceva in Tesla, si ritrovava a lavorare in Apple. 

Nel 2019, il Project Titan subisce un ridimensionamento con il licenziamento di 190 persone che vi lavoravano. 

Gli ultimi brevetti (e lo scoop di Elon Musk)

Ancora rumors nel 2020. Questa volta provengono dall’Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti, con Apple che ha depositato un nuovo brevetto “Shared sensor data across sensor processing pipelines” in sostanza, sensori che permettono il telerilevamento degli oggetti, come spiega MacyNet. 

Il 2020 è anche l’anno che sancisce l’abbandono di Bob Mansfield che va in pensione e lascia il progetto a guida autonoma. Al suo posto, viene scelto John Giannandrea, già senior vice president del dipartimento di Machine Learning e AI Strategy. 

Nello stesso anno, Elon Musk fa uno dei suoi tweet incredibili (qui ne raccogliamo alcuni). In sostanza, Musk svela che avrebbe proposto nel 2017 a Cook di comprare Tesla, a un decimo del valore del mercato. Ma il Ceo di Apple avrebbe declinato l’offerta. D’altronde Musk non era nuovo a queste iniziative, nel 2013 aveva già tentato di vendere l’azienda all’amico Larry Page (cofounder di Google), ma l’affare poi era saltato. 

E quando sembrava che tutto iniziasse a prender forma…

Il 2021 dà grandi speranze ai fan dell’azienda  che non vedono l’ora di mettersi alla guida di un Apple Car. Prima l’accordo che sembrava fatto con Hyundai, con la casa automobilistica coreana che, secondo i rumor, avrebbe costruito nello stabilimento Kia in Georgia. Mentre trapelevano anche i numeri (100mila veicoli prodotti entro il 2024 e un investimento di Cupertino di 3 miliardi di euro) sono arrivate anche le smentite di Hyundai sull’esistenza della trattativa. 

Un copione simile a quello con Nissan protagonista. Ashwani Gupta, il COO di Nissan, non ha lasciato molto spazi a dubbi, nella dichiarazione rilasciata al Financial Times: “Non cambieremo mai il modo con cui costruiamo auto. Il modo con cui le progettiamo, le sviluppiamo e le produciamo. Siamo aperti a lavorare con le tech company sullo sviluppo di auto a guida autonoma, ma sono loro a doversi adattare ai nostri servizi e prodotti e non viceversa”.

Giancarlo Donadio


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